{"version":"1.0","provider_name":"Giuseppe Maiorca","provider_url":"https:\/\/www.giuseppemaiorca.it","title":"Scegliere di fare qualcosa.","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppemaiorca.it\/index.php\/blogscegliere-di-fare-qualcosa\/\">Blog<\/a><\/blockquote>\n<script type='text\/javascript'>\n<!--\/\/--><![CDATA[\/\/><!--\n\t\t\/*! 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Non ho alcuna competenza per argomentare sui contesti sanitari tristemente noti e divulgati in quantit\u00e0 imponente giorno dopo giorno; per\u00f2 sono abituato ad avere una percezione della realt\u00e0 che non si adagia con molta semplicit\u00e0 su quanto viene veicolato dai \u201cmedia\u201d (ed oggi ancor di pi\u00f9 dai \u201csocial media\u201d) come senso comune, come strategia contro la Pandemia. N\u00e9 accetto la faciloneria del negazionismo: il virus c\u2019\u00e8, e ha le sue angoscianti caratteristiche di poter essere incurabile e mortale in percentuali che non mi interessano, se piccole o grandi. Anche se piccolissime, il virus c\u2019\u00e8, ed occorre combatterlo.In questo contesto di lotta al virus, mi chiedo perch\u00e9 arte e cultura debbano essere sacrificate alla logica dell\u2019assembramento. Alla logica dell\u2019assembramento si immola la possibilit\u00e0 di vedere il mondo attraverso il filtro dell\u2019intelligenza creativa (arte) e dell\u2019intelligenza storica (cultura). Ma si pu\u00f2 dire che sia solo un caso se proprio oggi venga prodotto, in vastissime parti dell\u2019Occidente, un attacco gravissimo ai centri di approfondimento e divulgazione di arte e cultura? Scuole, universit\u00e0, conservatori, anche teatri? E che ci\u00f2 venga compiuto con una minore o maggiore consapevolezza, anzi: venga compiuto in un range che va dall\u2019inconsapevolezza dell\u2019individuo addomesticato dai talk show al calcolo millimetrico del comitato governativo di salute pubblica? Nei centri di arte e cultura, \u00e8 gravissima responsabilit\u00e0 di questo governo, e di altri governi dell\u2019Occidente, promulgare politiche di riduzione, se non addirittura di azzeramento, della possibilit\u00e0 di contatti interpersonali: gli unici capaci di far maturare il \u201csapere\u201d ed il \u201csaper fare\u201d attraverso connessioni immediate, non programmate perch\u00e9 non programmabili, che hanno merito di porre dialetticamente ed efficacemente in contatto complementare i livelli diversi che si incontrano negli auditorium, nei teatri, nelle aule di conservatori ed universit\u00e0, nelle scuole. In quelle attivit\u00e0, oggi dette \u201cin presenza\u201d, che poi nient\u2019altro sono che la realt\u00e0, si pu\u00f2 parlare di \u201cconcerto\u201d, attivit\u00e0 interagente tra chi esegue e chi ascolta, in cui entrambe le parti sono poste allo stesso livello di importanza e di necessit\u00e0; si pu\u00f2 parlare di \u201cscuola\u201d quando docente e discente comunicano emotivamente tra di loro, e non quando invece esercitino funzioni attive-passive mediate dalla didattica a distanza in entrambi i sensi possibili: la \u201cspiegazione\u201d dell\u2019argomento, docente versus discente, l\u2019\u201dinterrogazione\u201d sull\u2019argomento, discente versus docente, perdendo quel presupposto di \u201ctotalit\u00e0\u201d di travaso\/approfondimento dei saperi che \u00e8 distintivo della scuola che rimane nella vita, a fondamento di vere e proprie architetture della psiche.Quindi, non \u00e8 un caso che, al centro di questa Pandemia, assistiamo ad un attacco su larga scala contro arte e cultura: perch\u00e9 da decenni vi \u00e8 un disinteresse della politica, a tutti i livelli, nei confronti di arte e cultura, che ha trovato nella Pandemia un alibi contingente e credibile. Occorre evitare assembramenti! Teatri, aule scolastiche, auditorium, sale, sono luoghi dove \u00e8 complesso tenere sotto controllo le moltitudini! Chi ha vissuto veramente da vicino gli ultimi quaranta anni accanto a questi problemi, sa perfettamente che non \u00e8 cos\u00ec, e che non vi \u00e8 ragione di bloccare concerti e lezioni universitarie in presenza, classi liceali, prove d\u2019orchestra e lezioni di musica da camera: semmai vi \u00e8 necessit\u00e0 di razionalizzare quelle eccezioni che costituiscono una piccolissima parte del tessuto artistico\/culturale, ed impegnarsi per trovare spazi adeguati, idonei ai vari tipi di lavoro e di fruizioni.Istintivamente ho un marcato rifiuto del concetto di \u201cmuseo\u201d per come esso \u00e8 nell\u2019accezione comune, anche quando \u00e8 necessario individuare un punto di raccolta e tutela della tradizione e dell\u2019antichit\u00e0 (ma anche della contemporaneit\u00e0). Quel punto di raccolta dovrebbe sottrarsi all\u2019idea di concretizzarsi in un \u201cmuseo\u201d, un posto dove si mettano al sicuro le opere d\u2019arte del passato e del presente, e si consenta al pi\u00f9 o meno interessato sguardo del turista pagante di curiosare tra di esse. Mi piacerebbe che al concetto di \u201cmuseo\u201d si sostituisse quello di \u201cteatro dell\u2019arte figurativa e plastica\u201d, ossia un vivente luogo di approfondimento di conoscenza e di osservazione critica. I musei di oggi, invece, sembrano prendere vita misteriosa quando di notte, chiusi al pubblico, la luce della luna sfiora le grandi opere d\u2019arte in essi conservate; e risuona nella mia mente l\u2019altrettanto misteriosa Image di Debussy, il cui titolo gli sugger\u00ec il suo amico scrittore Louis Laloy: \u201cEt la lune descend sur le temple qui fut\": il museo si colora di quel raggio di luna che, nella solitudine notturna, senza turisti con la Nikon al collo, rid\u00e0 vita con un fremito alle opere che vennero \u201cdal Tempio che fu\u201d.Al contrario di quanto sarebbe dovuto essere, i teatri da decenni subiscono una spiccata, anche se per fortuna non totale, \u201cmusealizzazione\u201d; e con i teatri anche la scuola, l\u2019universit\u00e0, il conservatorio, in cui la cristallizzazione dei \u201csaperi\u201d e del \u201csaper fare\u201d ha assunto dimensioni eccessive, ed esse sono del tutto contigue agli interessi della didattica a distanza, in perfetto accordo con essa. Per chi ha, come me, un alto concetto di quello che dovrebbe essere il teatro e la \u201cscuola totale\u201d (nel senso espresso in un\u2019intervista di 40 anni fa dal grande pianista Sviatoslav Richter, una scuola in cui tutti portano la loro esperienza e in cui tutti imparano e insegnano agli altri), tutto questo \u00e8 INSOPPORTABILE.Confesso che parlare di queste cose in modo che qualcun\u2019altro possa ascoltarle, e cercare di ragionare, e di combattere la virtualizzazione dell\u2019arte su piattaforme informatiche e la didattica a distanza, mi sembra quasi una crociata impossibile: ma non mi sentirei nel giusto, e quindi non mi sentirei bene, se non lo facessi. Forse, anzi, sono in estremo ritardo."}